Visitare Dozza


SITO DEL COMUNE DI DOZZA

http://www.comune.dozza.bo.it/


ORARIO ROCCA SFORZESCA DI DOZZA

Dal 1 novembre al 26 marzo
Da martedì a sabato 10,00-12,30 e 14,30-17,00
Aperti anche lunedì 4 gennaio
Domenica e festivi 10,00-13,00 e 14,30-18,00
Chiuso il 25 dicembre.
1 gennaio aperto solo in orario pomeridiano

Dal 27 marzo al 30 ottobre
Da martedì a sabato 10,00-12,30 e 15,00-18,30
Domenica e festivi 10,00-13,00 e 15,00-19,30
Ingresso a pagamento.
I biglietti vengono emessi fino a trenta minuti prima rispetto all'orario di chiusura.


CONVENZIONE BRESCIA MUSEI

E' stata attivata la convenzione Club Brescia Musei, che prevede reciproche agevolazioni sui biglietti di ingresso fra i Musei di Brescia e il Museo della Rocca Sforzesca di Dozza.
Per usufruire dello sconto all'ingresso della Rocca Sforzesca di Dozza, di € 1,00 sul biglietto intero, l'utente dovrà esibire la tessera di adesione al Club Brescia Musei o lo speciale coupon del Parco Giardino Sigurtà o il biglietto d'ingresso di un Museo Civico di Brescia o il biglietto di ingresso a una mostra temporanea allestita presso le sedi dei civici Musei.
Per usufruire dello sconto ai Musei di Brescia l'utente dovrà esibire il biglietto d'ingresso alla Rocca di Dozza.

Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto.
Apertura al pubblico del Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto.
Il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto è una vera galleria d'arte contemporanea che ospita circa 150 dipinti: i bozzetti del Muro Dipinto, dal 1960 a oggi. Nel Centro sono anche raccolti documenti, fotografie e video che narrano la storia di questa Biennale. Il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto è visitabile su prenotazione. Le aperture sono prenotabili al nr. 0542-678240.



LA STORIA DI DOZZA

Le origini di Dozza, l’antica Ducia o Dutia risalgono ad epoca remota. Abitato fin dall’età del Bronzo, il luogo fu prima assoggettato ai Galli, poi ai Romani.
La sua denominazione deriverebbe, secondo gli storici, da un vocabolo dal latino altomedievale, ducia, che doveva indicare la presenza sul luogo di un condotto o canale destinato a far confluire l’acqua, qui per il passato sempre piuttosto scarsa, in una vasca o cisterna a beneficio delle popolazioni di queste contrade. Tale etimologia, ormai consacrata dalla tradizione, trova un riflesso nell’antico stemma della Comunità dozzese e nei toponimi della Chiesa Santa Maria Assunta in Piscina e dell’antichissima pieve San Lorenzo in Piscerano.
Il primitivo insediamento va forse identificato topograficamente in quel Vicus Calancus, fondato in epoca romana, che nel 1086 fu cinto di mura e munito di una torre dai Bolognesi sull’unica entrata al Borgo, dando così origine all’attuale abitato. La più antica notizia documentata data al 1126, quando si trova nominato per la prima volta Castrum Dutie. Quest’ultimo, attorno alla metà del sec. XII, veniva concesso o meglio confermato dalla Chiesa imolese, ospitando a più riprese il vescovo e i canonici della cattedrale d’Imola dopo la distruzione del castello di S. Cassiano operata dagli Imolesi nel 1150.
Nel 1198, la guelfa Bologna riuscì a impadronirsi del castello, provocando l’esodo dei Dozzesi di parte ghibellina che si rifugiarono a Imola, ove trovarono abitazione in una strada poi denominata via Case di Dozza. Ricostruito nel 1220 il castello per iniziativa di Giovanni Re di Gerusalemme, Legato papale in Romagna, nel 1222 fu occupato nuovamente dai Bolognesi alleati coi Faentini. Nel 1310 i Bolognesi per iniziativa di Romeo Pepoli, commissario della guerra, avvalendosi dell’opera dei muratori Arpino di Cantagallo e Bernardo di Montecatone, provvidero a fortificare la rocca che era stata eretta, o più probabilmente ricostruita, dagli stessi Bolognesi verso la metà del sec. XIII; a ricordo dei lavori fatti eseguire durante la sovranità di Bologna si conserva ancora un torrione detto appunto dei Bolognesi.
Inoltre, sempre in quell’anno, venne fortificata la rocchetta, edificata nel 1250 a difesa della torre d’ingresso al borgo, con un Rivellino. Nel 1412, dopo aspre contese tra le fazioni guelfa e ghibellina, Dozza divenne feudo della famiglia Alidosi e poi dei Riario. Nel 1494 la Rocca è sotto il dominio di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario.
Durante il suo governo tale costruzione fu nuovamente potenziata e dotata di efficienti opere di difesa su progetto dell’ingegnere militare Giorgio Marchesi. Grazie alle nuove fortificazioni poste in atto dal Marchesi, la rocca poté resistere per oltre un mese ai reiterati e violenti attacchi di Cesare Borgia, che se ne impadronì nel 1499.
Una svolta decisiva nei destini della località si ebbe nel 1529 quando essa, dopo avere avuto nell’anno precedente una breve signoria della famiglia Malvezzi di Bologna, veniva ceduta da papa Clemente VII per 4.000 scudi d’oro in feudo al Cardinale Lorenzo Campeggi, bolognese, in riconoscenza dei servigi da lui prestati come legato pontificio in Inghilterra, in un momento particolarmente delicato che tra l’altro avrebbe portato al distacco della Chiesa inglese da quella di Roma. Nel 1728, con la morte di Lorenzo Campeggi, ultimo maschio della sua casata, il marchesato di Dozza pervenne, per eredità devoluta, a Francesca Maria Campeggi, moglie di Matteo Malvezzi, la quale trasferiva così i diritti feudali a quest’ultima famiglia il cui cognome, assieme a quello degli estinti Campeggi, venne da allora in poi a formare il binomio inscindibile.
Nel 1830 Dozza torna a far parte dello Stato della Chiesa, fino a costituirsi Comune autonomo nel 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia.



LA ROCCA DI DOZZA

La Rocca fu costruita nel 1250 dal Comune di Bologna e ampliata nel 1310 da Romeo Pepoli. L’aspetto attuale si deve all’architetto Giorgio Marchesi che vi lavorò sul finire del ’400, ricostruendo parte delle cortine e fortificandola col torrione maggiore, il Torresino, splendido esemplare di architettura militare tardo quattrocentesca.
Tali lavori si resero necessari per adattare la prima struttura fortificata alle nuove modalità difensive portate dalle armi da fuoco, ma hanno fatto perdere gran parte delle tracce della vecchia costruzione medievale.
Il complesso è a pianta esagonale, con un perimetro di circa 200 metri. La trasformazione della Rocca da struttura puramente militare in palazzo signorile fu iniziata da Annibale, Baldassarre e Vincenzo Campeggi, che occuparono l’edificio nel 1565 e fu terminata da Antonio Campeggi nel 1594.
I lavori di ristrutturazione e di ampliamento del possente edificio furono affidati ai Massari di Dozza (ossia ai capi pro tempore della Comunità) e si protrassero fino al 1594, col precipuo scopo di ricavare capaci e decorosi ambienti consoni alle funzioni di sede di rappresentanza feudale della rocca.
Nel 1798, a seguito delle confische napoleoniche, la rocca fu sul punto di venire confiscata, ma il marchese Giacomo Malvezzi-Campeggi seppe scongiurare un simile provvedimento dimostrando con appositi memoriali che essa era stata acquistata per 4.000 scudi d’oro dal Cardinale Lorenzo Campeggi e che era stata in seguito più volte ampliata e restaurata dai Campeggi e dai Malvezzi-Campeggi, che ne avevano fatto la loro residenza. Pertanto, la costruzione era da considerarsi un bene allodiale, o comunque privato, e non un bene feudale e quindi non doveva soggiacere alla confisca.

L’apertura al pubblico di questa dimora signorile è avvenuta nel 1960, quando l’edificio è stato acquistato dal Comune, grazie anche al sostegno della Provincia di Bologna. Dal 1999 è avviato un progetto di recupero e riqualificazione complessiva della Rocca ancora in corso, finanziato dal Comune e dalla Regione Emilia Romagna.

Il vero personaggio storico di Dozza è Lorenzo Campeggi, cardinale, che nel 1531 prese possesso del castello e del feudo di Dozza, a tacitazione di un suo credito verso la Camera Apostolica per spese di viaggi all’estero per conto del pontefice.
Nato a Milano nel 1474, rimasto vedovo ancora giovane, intraprese la carriera eclesiastica, nella quale raggiunse posizioni di prestigio. Il Papa Giulio II lo mandò in Francia presso la corte di Luigi XII.
Divenne arcivescovo si Salisbury in seguito a una amicizia con Enrico VIII di Inghilterra. Nominato poi vescovo di Bologna, dopo diverse altre missioni all’estero fu di nuovo presso la corte di Enrico VIII a scongiurare lo scisma della chiesa anglicana, missione che fallì. Morì a Roma nel 1539.
La salma del cardinale ebbe un curioso trattamento: fu bollita, ridotta in ossa, imballata e spedita a Dozza. I suo resti mortali trovarono sepoltura in una torre del Castello. Ora riposano nella cripta della chiesa prepositurale di Dozza.

Informazioni tratte dal sito http://www.fondazionedozza.it